Le vita nell'Oasi tra tradizione, leggende e racconti dell'alta Maremma.

Malaria e stregoneria in Maremma

Ormai sono solo racconti i tempi in cui l'ampia Maremma era percorsa da acquitrini e fossi, pieni di vita ma portatori di tante sventure e di povertà ai rari abitanti di queste zone. In quei tempi così bui la Maremma era solita esser percorsa da branchi di streghe che regalavano fortuna o malocchio a chi le trovava per strada.

Era però uso delle streghe di queste terre, che tutto sommato erano oneste, di punire le compagne ribelli, relegandole nella fetida palude che circondava la pineta costiera della fiumara.

Fu così che una strega dai grandi occhi gialli fu rinchiusa in un tronco lasciato ad imputridire in una dei tanti stagni, brulicanti delle piccole forme di vita della palude. L'odio della strega per tutte le forme di vita, compresa la luna e le stelle, era grande e ancora maggiore divenne nella sua prigionia.

Certo la sua nemica peggiore era la giovane Maria, bella castiglionese che si avventurava in quei luoghi per far legna, aspettando il passaggio del suo fidanzato Pietro, che nei giorni di libertà tornava verso casa dopo le lunghe giornate di lavoro nella campagna toscana.

L'unica arma rimasta alla strega erano proprio i suoi occhi gialli, che facevano cadere malati i viandanti che si trovavano per via e di notte, invece di guardare la luna, si incuriosivano di due luminose fiammelle gialle che brillavano nella notte.

Ma Maria era una pura di cuore e nelle sue camminate pensava solo all'amore e al suo focolare. Se c'erano la luna e le stelle, perché guardare la buia notte del "padule"?

La strega tentò allora di vendicarsi sul fidanzato Pietro, che baldanzoso rientrava nelle sue terre... La strega aguzzò tutte e due gli occhi verso di lui, aspettando che cadesse malato e scosso da brividi della febbre che si chiamava malaria, dopo aver sfiorato il suo sguardo.

Fu proprio in quella sera in cui Pietro si stava avvicinando al tronco, ignaro ma incuriosito da un vago chiarore, che un grande corvo nero fu più svelto di lui: piombò sopra le fiammelle a morderle e mangiarle, come fosse destinato a far quello da sempre.

Fu così che Pietro anche quella notte tornò dalla fidanzata Maria e la strega rimase ancor più cupa perché senza gli occhi, chiusa dentro al suo tronco.

Chissà come sarebbe stupito l'antico spirito di quella strega, se ancora là rintanato, oggi che quella via è percorsa da gente vociante per raggiungere il mare...

(Fiaba maremmana, rielaborata da Marina Anselmi)